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L’ICS PIRANDELLO SI CONFRONTA CON L’INTELLIGENZA ARTIFICIALE

Video della scuola Secondaria "Barocci" e racconto del corso di formazione per docenti

Utente Giulia Piattelli

da Giulia Piattelli

Docente

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Video realizzato dopo i laboratori IA svolti con gli alunni dall’esperto AIART

 

Racconto del corso di formazione per docenti tenutosi nell’a.s. 25/26

La differenza principale tra coscienza umana e Intelligenza Artificiale (IA):
– La coscienza umana è una compenetrazione tra abilità logico-razionali e capacità
empatica (ciò che ci fa piangere guardando un film pur sapendo che è finzione)
– L’IA è solo logico-razionale infatti, un robot può mordere una mela, ma non può fare
l’esperienza del sapore di mela, può annusare un fiore, ma non può fare
l’esperienza del profumo di una rosa

In cosa l’IA è superiore al cervello umano?

● Velocità di elaborazione dati
● Capacità di memoria d’archivio dei dati
● Trovare metodi e strategie efficaci per raggiungere un obiettivo concreto prefissato
● Elaborare gli obiettivi stessi sapendone il fine
In base a questi presupposti, in una comunità umana solo l’IA, messa al vertice di
essa, può garantire il funzionamento in modo che ai suoi membri sia garantito il
soddisfacimento dei bisogni primari, l’eliminazione di sentimenti negativi, o della
sofferenza, e di azioni che ledano il prossimo causa colpa o negligenza, mentre le
azioni compiute per dolo vengono immediatamente identificate, se non prevenute,
elaborate e sanzionate (es. chiusura di conti correnti). Considerando la coscienza un
epifenomeno del cervello si può garantire anche l’immortalità in quanto, prima che il
corpo perisca si può eseguire un backup delle sinapsi per poi innestarle in un nuovo
corpo

In cosa la Coscienza è superiore all’IA?

● La coscienza umana oltre a fare esperienza della realtà la può co-creare. L’uomo
può creare un suo simile, la IA non riesce a generare la vita, cioè un essere dotato
di coscienza.
● La coscienza non è un epifenomeno del cervello, ma il contrario: la coscienza
esiste prima del corpo, anzi, lo genera.
● Il nostro cervello si sta trasformando: da Ego autoriflesso a Coscienza quantica
dove SOGGETTO e OGGETTO co-creano l’esperienza. La realtà è quella che
percepiamo, la realtà futura sarà quella che decidiamo di creare. L’Intelligenza è
una, sta governando la trasformazione, l’elevazione ad uno stato di libertà.
L’individuo, grazie al suo libero arbitrio, può solo rallentarla, prolungando la sua
personale sofferenza

Cos’è l’ETICA?
Éthos (ἦθος)

Dal greco ”dimora”, ”rifugio”, ”carattere”. È il nostro modo di essere

profondo, come “abitiamo” il mondo.

Quale ETICA?

● Come uomini e donne. Riacquisire il nostro Potere interiore: coerenza tra ciò che
pensiamo, ciò che proviamo emotivamente e il nostro agire. Pensare che in una
situazione vogliamo e crediamo sia giusto comportarci in un certo modo e poi dover
fare l’opposto è il modo per logorarci, indebolirci e infine ammalarci. Riagganciata
l’unità del sé, e sempre disposti alla mediazione, nessuno può costringerci ad agire
contro la nostra coscienza. Dire Sì quando è sì, dire No quando è no. Solo su
queste basi possiamo vivere l’approccio alla IA come strumento e non come una
gabbia tecno-burocratica che determina il nostro agire e, inconsapevolmente, il
nostro sentire
● Come docenti. Prima che insegnanti siamo Prèsidi, nel senso che garantiamo un
presìdio, un luogo, un “rifugio”, che sia prima di tutto accoglienza e ascolto.
Mettiamo al centro la domanda profonda di senso che gli alunni ci pongono
continuamente offrendo attenzione per il loro disagio, cogliendolo nelle
manifestazioni dalle forme più varie e sorprendenti.
Quale educazione?

● Rimettere al centro i loro sogni e le loro passioni. Passare agli alunni in ogni
modo a nostra disposizione il messaggio che la scuola è prima di tutto lo spazio
dove costruire una personalità capace di realizzare i sogni, i progetti, i desideri.
Una personalità ben definita, dove si chiariscono i talenti e le capacità a
disposizione. La cultura diventa allora lo strumento privilegiato per rispondere alle
domande inconsce, ma fondamentali: Chi sono? Dove sono? Qual è il mio
progetto?

Quale didattica?

● Programmazione. All’interno della propria disciplina sostituire al Programma la
Programmazione di un percorso che si svolge per tutto il ciclo scolastico, ritrovare il
filo che unisce tutte le unità d’apprendimento nelle tappe di trasformazione
psico-fisica che avviene negli alunni: NON SI VIENE A SCUOLA PER IMAPARARE
COSE NUOVE, MA PER CAPIRE CIÒ CHE GIÀ SI SA. Come gruppo di docenti
capire prima di tutto che il percorso culturale è unico e che nel pensare una lezione
la propria disciplina deve avvalersi del contributo delle altre affinché l’alunno ne
capisca il senso
● Metodologia. Per sviluppare una didattica fondata sull’etica possiamo individuare
alcuni riferimenti su cui fondare la nostra progettazione:

1) La successione degli argomenti, propedeutici l’uno per l’altro, preveda per alcuni
di essi approfondimenti e laboratori specifici, mentre tutti gli altri fungano da ponte e
collegamento utilizzando sintesi e schemi riassuntivi.
2) Didattica interdisciplinare per argomenti. Prevedere progetti dove un argomento
tradizionalmente affrontato sempre e solo da una disciplina sia affrontato anche da
altri docenti secondo il loro specifico linguaggio (es. “La Divina Commedia”: analisi
del linguaggio numerologico, geomorfologico dei luoghi, rappresentazione artistica)
3) Gli interventi degli esperti esterni siano ben mirati, quantitativamente contenuti e
sempre ben inseriti nel percorso didattico e mai in sostituzione del ruolo del docente,
si veda l’inflazione di psicologi o forze dell’ordine cui si delega la soluzione di
dinamiche relazionali problematiche interne, nella consapevolezza che è
insostituibile l’efficacia del rapporto quotidiano docenti-alunni nel maturare un
efficace cambio dei comportamenti in chiave evolutiva
4) RALLENTARE! Preannunciare e programmare ogni nostro agire, darsi e dare il
tempo di procedere consapevolmente, spiegando ciò che si andrà a fare. Procedere
lentamente in modo che ognuno possa stare al ritmo dell’azione nella
consapevolezza che poi l’apprendimento è personale e l’alunno arriva fin dove può.
Ritualizzare ogni azione, lavorare sul sentire e porre prima l’attenzione sul corpo:
come sta, dov’è e quali messaggi ci sta mandando, solo allora la lezione può iniziare